Dead Reckoning

“Un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla”, C. Pavese.

Il caos e l’armonia che circondano il nostro spazio fisico sono spesso lo specchio del nostro spazio interiore. Ci si libera di tutto quello che si ha in camera col desiderio di cancellare anche i ricordi e le persone che occupano la propria testa. Si getta tutto alla rinfusa, ci si annega nel disordine, con la speranza che questo impedisca la messa a fuoco dei soggetti che compongono il nostro pensiero. Oppure si tenta di ristabilire un ordine perfetto, in cui nulla possa sfuggire al proprio controllo, con l’obiettivo di restituire quell’ordine pacifico anche alla propria anima. Dead Reckoning desidera entrare negli sguardi dei soggetti immortalati, per denudarne il mondo interiore sommerso creatosi in seguito ad una separazione. La perdita di una persona amata è anche la perdita di tutti quei punti di riferimento spaziali e sensibili, è la persuasione che tutti i pieni sono diventati bruscamente vuoti. La rinuncia forzata alla persona amata provoca uno stato di confusione e destabilizzazione che incombe e trova sfogo nella stanza, il nido dell’intimità.